Catalogo '900

La ceramica futurista

Irrompe nella produzione ceramica albisolese nell’agosto del 1925 per opera di Tullio d’Albisola e prosegue nel decennio successivo con notevoli modifiche. Si hanno, pertanto, due tipologie di ceramiche futuriste: la prima è terracotta con forme “sbilenche, insensate ed eccentriche”, decorata con motivi geometrici a colori “urlanti” e ricoperta di cristallina traslucida.
La seconda, successiva di qualche anno, è terracotta maiolicata matt con effetto a buccia d’arancia, decorata con motivi geometrici a colori vivaci e sfumature.
Il 7 settembre 1938 Tullio d’Albisola pubblica insieme a Filippo Tommaso Marinetti il Manifesto futurista della Ceramica e Aeroceramica.
Oggi la manifattura Giuseppe Mazzotti 1903 realizza le ceramiche futuriste utilizzando lo stesso procedimento lavorativo, interamente manuale, utilizzato negli anni ’30 del Novecento, quando i laboratori Mazzotti erano frequentati da grandi esponenti del movimento futurista quali Vittorio Osvaldo Tommasini (FARFA), Luigi Colombo (Fillia), Angelo Platino, Tullio “d’Albisola” Mazzotti, Torido e Giuseppe Bausin Mazzotti, Filippo Tommaso Marinetti.

Il manifesto futurista

Il Manifesto futurista della Ceramica e Aereoceramica fu pubblicato il 7 settembre 1938 sulla Gazzetta del Popolo, a firma di Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del movimento futurista e di Tullio d’Albisola, ceramista futurista già noto come tale dal 1925.
La pubblicazione del manifesto faceva seguito a dibattiti sull’avvenire dell’arte tenutisi poco tempo prima, sia in occasione della mostra di aereopittura ospitata da La Gazzetta, sia alla Biennale di Venezia.
Dopo una premessa sui significativi riconoscimenti ottenuti dall’avanguardia italiana in patria e all’estero, il manifesto invita a “rallegrarsi” esaminando “lo sviluppo novatore della ceramica”, che nel lessico del movimento prende il nome di “aereoceramica”, a maggior lustro del primato italiano nel settore: i futuristi infatti “valutano la risplendente maiolica classica italiana primato mondiale indiscusso”. L’interessamento del movimento a questa forma espressiva si concretizzava nel manifesto “non per imitare ma per dimenticare e superare e rovesciare idee e tecniche di ogni segreto ceramico” secondo il modo di sperimentazione di Tullio d’Albisola, che “porta nella ceramica l’estetica della macchina coi suoi ritmi dominanti”.

Vecchio negozio in via Italia. Da sinistra: Vittorio Osvaldo Tommasini (FARFA), Torido e Giuseppe Bausin Mazzotti, Angelo Platino, Filippo Tommaso Marinetti, Luigi Colombo (Fillia), Tullio d’Albisola Mazzotti. 

Filippo Tommaso Marinetti

La fabbrica nel 1945